lunedì 6 febbraio 2012

LOUIS VUITTON SODOMIZZA ROMA

Il metodo oramai pare consolidato: appropriarsi di un luogo storico del centro di Roma, stravolgerlo in barba ai dettami della Soprintendenza "regalando" in cambio importanti opere pubbliche. Questa volta a portare a segno il colpaccio ci ha pensato il gruppo francese LVMH, colosso del lusso e proprietario di numerosi brand: vittima prescelta il Cinema Etoile in Piazza di San Lorenzo in Lucina, nato ai tempi del cinema muto come Teatro del Corso a firma dell'architetto Marcello Piacentini e sopravvissuto fino a subire il cambio di destinazione d'uso che l'ha portato a diventare grande magazzino del marchio Louis Vuitton
Il "regalo" fatto dal "benefattore" francese alla cittadinanza romana è il rifacimento della pavimentazione del Tridente, oltre alla valorizzazione del cinema nostrano consistente in uno schermo di sei metri e diciannove poltrone e una collaborazione con la Scuola Nazionale del Cinema che prevede progetti di formazione e supporto dei più giovani con borse di studio e laboratori di specializzazione. Solita fuffa per giustificare l'ennesimo caso di sodomizzazione della città di Roma da parte dello straniero. 
In un freddo pomeriggio di neve, Zed si è recato presso la nuova creatura, carico di buone intenzioni e amore per il marchio francese, con l'intento di fare un giro per il negozio e spaparanzarsi in poltrona a godersi i film proiettati. Tre piani arredati con gusto asciutto e prezioso, carichi di merce monogrammata; in mezzo alcuni accessori davvero validi, ma sempre sofferenti di un'ansia da prestazione, quella di dover essere un chiaro status symbol. Si sale finalmente al primo piano, pregustando il meritato riposo su una delle magnifiche diciannove poltrone: una calda pelle marrone accoglie le membra stanche, un pulsante sul lato destro consente di regolare seduta e schienale. Raggiunto un assetto quasi sdraiato, Zed si dedica ai corti proiettati, prima Sorrentino, poi Moretti. E qui la bufala, un audio talmente basso da essere sopraffatto dalla musica di sottofondo del negozio. Zed è costretto a interpretare Moretti leggendo i sottotitoli in inglese, e fa appena  in tempo a scattare una foto con il cellulare che un energumeno gli ricorda che non è possibile fare foto nel negozio. Sconsolato, se ne va a fotografare l'unico posto dove si spera nessuno venga a sgridarlo, il cesso, prima di proseguire con la passeggiata romana.
Uscito dal negozio, si ritrova nella piazza, svicola in via di Campo Marzio e riflette sul triste destino della gens romana, incapace oramai di provvedere ai propri bisogni, dipendente dal filantropo di turno a cui bisogna anche dire grazie, il filantropo che mette a disposizione della collettività il proprio spazio "culturale" salvo poi renderlo inagibile, perchè il cinema è pericoloso in quanto vita, verità, libertà, e potrebbe ricordare al consumatore che prima di esser tale è un cittadino, un uomo.


giovedì 26 gennaio 2012

LA BELLA ESTATE

È un'Italia senza tempo quella rappresentata dalla nuova campagna Dolcegabbana per l'estate 2012: ridente, assolata e pittoresca, è un’Italia da cartolina da vendere ai nuovi ricchi russi e cinesi. Gli ingredienti non cambiano, in una ricetta conservatrice e stantia: due modelle del calibro di Bianca Balti e Monica Bellucci (ah! È un attrice?), si stagliano poderose su uno scorcio di vita lenta e beata, con gli anziani del luogo dignitosi e composti e i prestanti ragazzetti provinciali con cui le ricche borghesi di città condivideranno una breve avventura estiva, da raccontare alle amiche a settembre. Non contenti dello shooting, i nostri due eroi nazional-popolari si inventano uno short movie a sostegno (o in memoria?) del cinema italiano, che vive da anni uno stato comatoso: emblematica a riguardo è la presenza di Beppe Fiorello, cavallo di razza di mamma Rai ed esponente di spicco della fiction italiana low cost che, benché perbenista e moralizzatrice, resta l'unica boccata d’ossigeno per l’industria cinematografica nostrana.
Di ben altro sapore l’ultimo film di Luca e Gustav, già registi e protagonisti del film-documentario “Improvvisamente l’inverno scorso”: questa volta i due compagni, nell'ultimo lavoro "Italy love it or leave it", affrontano un dilemma che affligge molti giovani connazionali da qualche anno a questa parte: restare qui a presidiare il nostro Bel Paese nonostante le difficoltà di ogni sorta, o fuggire all'estero in cerca di un avvenire migliore in un Paese più civile? E con leggerezza si monta su una 500, simbolo ironico di un passato glorioso, e si percorre l’Italia dall’alto in basso, alla ricerca di ciò che possa darci speranza, spesso trovando ciò che ci fa vergognare. È l’ennesimo caso di pessimismo comunista o un modo onesto e costruttivo di vedere la realtà?
Sia perdonato il paragone, è ben chiara la finalità di un cortometraggio-pubblicità, ma dai creativi ci si aspetterebbe una visione, un atto di coraggio avanguardistico, una nuova idea di italianità che non stia a battere il ferro svergolato dei soliti luoghi comuni.

martedì 17 gennaio 2012

UN IMBUCATO A PITTI


Venerdì 13 gennaio ore 12.00: senza alcun accredito e senza alcuna intenzione di pagare l'ingresso, dalla stazione di Santa Maria Novella mi dirigo verso la Fortezza da Basso. Alla biglietteria chiedo un accredito stampa facendo il nome di una testata online per cui ho scritto un paio di articoli, ma loro pretendono un fax su carta intestata che attesti la mia collaborazione con loro, oppure una copia dell'articolo: panico! 

Grazie al mio smartphone, riesco a mostrargli l'articolo in questione, da cui però si evince che sono un blogger, e allora la questione si fa più complicata; vabbè, vi risparmio il tiraemmolla, dopo mezz'ora son dentro!
Con sole tre ore a disposizione per visitare la fiera, salto a piè pari i vari piqquadro paciotti peuterey. Percorro i padiglioni e trovo la prima (e forse unica) meraviglia della fiera: un tabarro nero in cachemere di Sandro Zara con mascherone in argento; mi spiegano che per ottenere un tabarro occorre un telo di tessuto di tre metri per tre, e che il taglio deve essere rigorosamente a vivo, il che giustificherebbe la modica cifra di tremila euro che dovrete sborsare per farlo vostro.
Proseguo il mio pellegrinaggio, la fame si fa sentire, e per fortuna incontro i miei conterranei di Harry&sons: fingo interesse per il marchio, mi raccontano che dalla camiceria sono passati al total look, e io intanto lì ad ingollare taralli pugliesi. Chiedo anche una cartella stampa mandandoli nel panico, saluto cordialmente e proseguo. 
Percorro una lunga teoria di marchi che propongono il preppy, il country, il polo, che quasi sembra di stare in una sartoria cinematografica; e ancora marchi che promettono eleganza e stile, i cui vestiti servono a malapena a pulirsi le mani unte di tartine. 
Finalmente mi imbatto in qualcosa di interessante, giacche e abiti dal taglio impeccabile e dai dettagli rock, che mixano tessuti classici a inserti shocking. é l'inverno 2012-13 di A Workroom By Ryoji Okada. Dalla cartella stampa apprendo che Ryoji, nato a Tokio nel 1971, era destinato alla carriera di musicista, ma dopo il diploma si dà alla moda, andando a lavorare per un sarto a Savile Row. Nel 2002 fonda il suo marchio, e da allora veste numerose star giapponesi, fondendo sartorialità e stravaganza.
Intorno alle 14,30 sono già sfinito: siedo su una vecchia panca in legno dinanzi ad un monomarca e conosco Tanya, una PR maldiviana impiantata a Milano: lei vuole raccontarmi la storia del suo marchio, ma per fortuna è presa da Ipad, Iphone, I'm sorry! Decide di accompagnarmi nell'unico padiglione che non ho ancora visitato, e sulla via incontriamo un furgone di Sky cui si chiede inutilmente visibilità per il suo marchio, poi si passa a salutare un collega da Hackett (solita solfa inglese) e infine si entra al Touch, dove son già tutti intenti a smantellare. Mi presenta i gemelli diversi creatori del marchio Want Les essentiels de la vie, una linea di borse valigie accessori per un viaggiatore classico e moderno al tempo stesso e bla bla bla... 
é tempo di lasciare la fiera, mi accomiato dai miei nuovi amici e mi dirigo verso l'uscita, ma prima entro a dare un'occhiata nel padiglione di Hugo Boss. Faccio un giro, scrocco dell'acqua al bar, e chiedo di fare delle foto: mi consentono di fotografare soltanto l'allestimento: ma perchè, cosa credevano volessi immortalare???

P.S. Idea interessante quella della stampa laser pied de poule su jeans, no?

testo: Zed
foto: Zed

lunedì 19 dicembre 2011

LE AVVENTURE DI ZED E CTRL_ZED: TRIP IN LONDON


Cari amici di Radical Fizz, finalmente i gemelli Fizz sono di nuovo sul web, dopo un breve viaggio a Londra da cui han fatto ritorno con i bagagli pieni di nuovi acquisti (rischiando di pagare il sovrapprezzo con la maledetta Ryan) e tanti, tanti nuovi stimoli. Ma si proceda con ordine. 
Dopo  avere preso le consuete 15 gocce di Lexotan (si sa, l'aereo mette una certa ansia!) Zed e Ctrl_Z si sorbiscono le dueoremmezza di volo, in una cabina sempre più simile ormai ad un autobus della periferia romana alle 8 di mattina; condividono la tratta con adolescenti sovreccitati, coppie di sposini, tardoadolescenti anch'essi su di giri. Per fortuna il viaggio è breve, così nel primo pomeriggio, dopo aver posato i bagagli in un ostello con la tecno a palla, corrono ad Oxfrod Street: prima tappa Topshop!
Quattro livelli di moda maschile e femminile, con prezzi ragionevoli e pezzi interessanti, e con una shoes gallery invidiabile. Ovviamente Ctrl_Z passa le ore a provare scarpe, e alla fine propende per un paio che a suo avviso costano 30 pound: peccato che sul cartellino c'era scritto 30 off, quindi arrivata alla cassa si rifiuta di pagare i 62  £  del prezzo effettivo, e ci resta anche male! Ma poi scova un paio di Kurt Geiger adorabili, che mettono insieme i suoi due trend del momento: il color tortora, che Ctrl_Z adora dai tempi del  Particulière  n. 505 di Chanel, e delle borchiette dorate in punta, passione più recente...per loro è disposta a pagare ben 100  £, non chiedete perchè, è così e basta!
Nel frattempo Zed è al primo piano a provare milioni di jeans skinny, perchè lui vuole quelli skinny skinny, non quelli che cedono al secondo lavaggio: dopo averne provate 10 paia, finalmente capisce la sua combinazione vita-gamba, e con i suoi acquisti si dirige al secondo piano, reparto delle scarpe maschili: dopo aver girato tra le solite fred perry e converse (che noia!) incontra l'amore della sua vita, un paio di stivaletti in pelle nera con delle stringhe...no delle cinghie...vabbè trovate l'immagine in allegato! Il prezzo non è dei migliori, ma Zed ha provato le farfalle nello stomaco, e intanto decide di provarle. Così si rivolge al commesso e chiede il 43, e questo impertinente cosa fa??? Si fa una bella risata col suo collega e va a prendergli il numero...Zed è lì tutto fumante, sta per sbottare, vuole parlare col direttore e pretendere il licenziamento di quel ragazzetto brufoloso e impunito...ma poi si ferma a riflettere un attimo, chiedendosi cosa abbia suscitato l'ilarità dell'imberbe. Ebbene si, è stato quel piccolo difetto di pronuncia che si porta dietro dalle medie e non riesce a correggere, quel difetto che gli fa pronunciare "three" come "tree", per cui "quarantatrè" deve essere risuonato al commesso come "QUARANTALBERO", e così decide di essere indulgente, di risparmiare il giovane malcapitato. Finalmente le scarpe arrivano, le prova e alla fine capitola: 125  £ di pura bellezza!
Per inciso le scarpe sono di un marchio inglese che produce in Portogallo, Hudson, disponibile in Italia dal 2012.
Finalmente ci si incontra da Eat per una tazza di Rooibos, che pulisce il fegato, e un po' di frutta: Ctrl_Z è in ansia perchè non ha trovato il numero delle sue scarpe, così costringerà il povero Zed a cercarle per tutta la città nei giorni a seguire, senza alcun esito: l'ultimo tentativo sarà fatto all'areoporto, dove i due scoprono a sorpresa il monomarca Kurt Kreiger, solo che manca solo mezz'ora al volo, ma Ctrl_Z è posseduta, deve assolutamente fare un tentativo. Anche qui l'esito è negativo, e mentre i due corrono verso il Gate, Ctrl_Z accuserà il povero Zed del ritardo, colpevole di aver indugiato nella poltrona del Burger King. Ah! Les femmes!


Testo: Zed


mercoledì 22 giugno 2011

EVENTO DI CHIUSURA DELLO STUDIO CHE NON C'E'

RADICAL FIZZ vi invita all'evento più enigmatico della capitale:
“Non esisto, e adesso chiudo”
Giovedì 23 giugno, Monteverde Vecchio, Roma.
Lo studio d’arte ICE BADILE parla per la prima ed ultima volta.
In occasione del suo finissage, sebbene non ci sia stato un vernissage, si presenta al pubblico con un grande evento fatto di visual art, musica e video, sotto una forma che non ha mai avuto ne' voluto in 12 anni di attività. Proprio nella negazione dei contorni e dei confini segnati dal sistema dell’arte lo studio ha affermato la propria identità fisica e concettuale.
Cos'è ICE BADILE?
E' uno studio open, creato una dozzina d’anni fa dagli artisti Ivan Barlafante, Claudio Di Carlo, Emilio Leofreddi, Claire Longo, Daniela Papadia e il designer Andrea Orsini, in una ex fabbrica di scatole, imponente struttura dimenticata nel quartiere di Monteverde Vecchio, riportata a nuova vita attraverso l’arte contemporanea nelle sue diverse espressioni.
ICE BADILE è creatività senza barriere, un humus fertile da cui nascono idee e relazioni, 
Libertà totale: Un lusso, Un piacere, Vera fonte d’ispirazione quotidiana per Creare.
Ma perchè ICE BADILE chiude?
Per il motivo più semplice e banale, la padrona del'immobile ha triplicato il costo dell'affitto nel momento in cui ha capito che quello spazio, da luogo di produzione di idee può diventare una fabbrica di quattrini.
Per questo l'evento assume anche carattere di protesta, con uno sguardo rivolto al futuro
...Il mistero continua...
ICE BADILE STUDIO
“Non esiste ed ora chiude”
Giovedì 23 giugno 2011, dalle 20:30 fino alla Fine
Via Basilio Bricci 37 – Monteverde Vecchio, Roma


                                                                                                                            
    RADICALGHESS

martedì 21 giugno 2011

MEDUSE A BUON MERCATO

L'annuncio delle nozze è stato pubblicato, i due sposi contraenti si alternano in video a decantare l'heritage di Gianni, un patrimonio di idee che non è solo passato, ma darà da mangiare a molti anche nel futuro.
È il binomio Versace / H&M.
Seguiranno mesi di silenzio, di un silenzio circondato da un alone di mistero, interrotto da una lunga serie di indizi, rivelazioni centellinate, brevi video da condividere su blog e social network, in poche parole il marketing all’epoca del web 2.0.
A sentir loro, sul banco troveremo tonnellate di meduse in offerta e chilometri di greche dorate: gli affari sono affari, e cosa c’è di meglio della calda e rassicurante tradizione?

lunedì 16 maggio 2011

METEMPSICOSI DI UNA GONNA


Il caldo è arrivato, è tempo di fare il cambio stagione, e come al solito il guardaroba continuerà a strabordare di vestiti e accessori, perché ogni volta che ammucchiamo sacche di roba da dar via, le lasciamo decantare in un angolo per qualche giorno; per poi poco a poco rimettere tutto a posto, perché “questi pantaloni potrebbero tornar di moda, questa gonna non mi entra più, ma il tessuto è così pregiato, lo accarezzerei per ore!”.
A meno che non vogliate tentare la sfida delle 100 cose, dovrete pura fare qualcosa per risolvere l’annosa questione.
Questa volta ad offrirci una delle tante soluzioni è Beatrice Moricci, giovane designer di formazione fiorentina, con il suo progetto Hangerbag. Forse anche la nostra Beatrice si sarà soffermata più volte davanti al suo guardaroba, ad osservare chili di gonne appese alle grucce, a consumarsi davanti all’annoso dubbio Take or Toss?

Ed ecco il lampo di genio: prendere una gonna demodè, reinventarla facendo in modo che non perda la sua identità, ma conservi la vita, i passanti, la cerniera e il bottone, e dotarla di due grucce come manico, a testimoniare i lunghi anni passati nel buio di un armadio, prima di tornare a nuova vita. Il gioco sta nel dotare ogni capo della giusta gruccia, di legno metallo o plastica che sia, ed ecco un pezzo originale e pratico, che potrà essere appeso ad un attaccapanni o al tavolo di un bistrot. Ogni pezzo, contrassegnato da un nome diverso, porta con sé l’etichetta originale; col tessuto di scarto Beatrice crea dei simpatici orecchini in dotazione con la gonna.
Insomma, riciclare si,
ma senza perdere di vista artigianalità e cura dei dettagli!



giovedì 5 maggio 2011

IL BUNKER SI MIMETIZZA


Se durante l'inverno appena trascorso il Bunker di Simona Berardi e Bunka Lab, complice il freddo e la crisi, si era ricavato uno spazio caldo e accogliente nel cuore del Pigneto, questa volta si esce allo scoperto, si solleticano i sensi, a celebrare una primavera a singhiozzo ma carica di aspettative.
Aspettative di odori, sapori, suoni antichi e moderni, rassicuranti o del tutto inediti. Stavolta teatro dell'iniziativa sarà l' Animal Social Club, spazio versatile e polifunzionale a ridosso del deposito Atac di via Portonaccio, messo a disposizione degli artisti chiamati a raccolta da Bunker.
Una formula già sperimentata, quella del co-working, in cui si continua a credere pervicacemente, ma che questa volta coinvolgerà direttamente i visitatori: non solo dunque uno scambio di idee tra operatori del settore, ma un'atmosfera, un'energia coinvolgente e carica di propositi, tra cui quello di portare alla luce un sottobosco creativo che fermenta nella città, ma fatica a trovare canali di sfogo.
Il senses' festival avrà inizio alle ore 16 di sabato 7 maggio, e per 12 ore consecutive metterà a confronto artisti che lavorano con le più disparate forme di materia e concetto; il tema è la MIMESI, ovvero l'imitazione della natura che nell'estetica classica sta alla base della creazione artistica. Una interessante provocazione che spinge ad analizzare quanto, nelle forme di arte contemporanea, sia ancora riconducibile ad essa.

                                                 
Musica, luci, colori, e tanta gente. E ancora sballo, droga, alcool e violenza. Infine amore, odio, amicizia. Il mondo delle feste ha le sue regole, le sue gerarchie, i suoi abitanti. C'e' chi lo attraversa come un turista e si diverte, chi vi ricerca affetti e ambizioni, chi ci rimane incastrato e non riesce piu' a uscirne. Fare festa e' uno stile di vita, una religione da seguire, un hobby. E' tutto e niente. Il party e' una medaglia dalle mille facce, un luna park di emozioni che attraversa le esistenze, influenza generazioni e lascia segni profondi, piu' o meno indelebili. La festa si attende, si vive, e poi si ricorda. O si dimentica. Quella giusta rimane in testa. E' un percorso di ormoni e sentimenti, quando si incontra la persona giusta e con lei si vivono esperienze al di sopra del comune. Continui sguardi, danze sfrenate e il fitto dialogo fra i corpi.

                                                               "
                                         Cristina Vatielli presenta "LUNA PARK"



QUI gli artisti che aderiscono all'iniziativa.




LUNA PARK - Cristina Vatielli/prospekt from Prospekt Photographers on Vimeo.

lunedì 4 aprile 2011

LA VOLPE NIPPONICA

Si chiama Kitsunè, in principio nasce come etichetta musicale indipendente in Francia, e dopo aver contribuito al successo di artisti come Simian Mobile Disco e Yelle, si lancia in nuove ed emozionanti avventure: è il brand creato dal nipponico Masaya Kuroki e dal francese Gildas Loaec.
Il simbolo è appunto la volpe ("kitsunè" in giapponese), mentre la produzione è totalmente italiana, localizzata nello specifico nel Biellese, presso lo storico Lanificio Subalpino. Qui Masaya, il designer del duo, trova ispirazione e qualità, accarezzando tessuti e scartabellando colori, e da qui è partito per creare la mini-collezione pensata per thecorner.com. Una polo, un cardigan, un paio di bermuda, dalle linee essenziali e dai colori vivaci, perfetti per la primavera incalzante. 
Una moda fatta di piccoli gesti e grande cura dei dettagli incontra il mondo dell'e-commerce, e ne raccoglie la sfida rinunciando al suo punto di forza, ossia il contatto tattile con il prodotto. Una sfida che può essere vinta non solo grazie all'immagine, ma soprattutto attraverso l'affidabilità e la garanzia offerte da una realtà ormai stabile e nota come thecorner.com.

mercoledì 16 marzo 2011

MODA A TUTTO TONDO

Enfant prodige della Saint. Martins di Londra, Liz Black è indubbiamente una delle designer da tenere d'occhio per i prossimi anni. Dopo aver collaborato con alcuni grandi della moda, la giovane Liz ha lanciato la sua prima linea 
prêt-à-porter per l'autunno-inverno 2011-12, facendo del rigore geometrico e della costruzione 
architettonica i principi-cardine della sua collezione.


Sul suo sito si legge che la sua è una donna sofisticata e cosmopolita, intellettuale e di potere, super-impegnata, una donna che si nutre di un'eleganza minimalista: beh, a ben guardare i magistrali abiti in neoprene nelle foto, una donna che:


1) non viaggia in auto-aereo-treno-metro
2) non passa atraverso normali porte larghe novanta centimetri
3) quando va in bici sviluppa dei polpacci ipertrofici
4) gioca a tennis senza racchette
5) fa ombra sulla terra
6) è più goffa di un elefante in un negozio di cristalli
7) al cinema resta in piedi
8) dorme su un letto king-size
9) ha una vasta cabina armadio
10)è sempre indecisa tra bianchi e colorati


Ecco a voi il decalogo della donna Liz Black!

lunedì 14 marzo 2011

RADICAL YEAH!!

L'UGUAGLIANZA SECONDO ENNIO



Sono lontani i tempi in cui Oviesse, anticamera di ogni centro commerciale, era sinonimo di scadenti rivisitazioni di mode ormai passate. Oggi Oviesse Industry, un po' per la crisi che ha impoverito tutti, un po' grazie a una crescente sensibilità verso il design e la qualità dei materiali, diventa sempre più spesso un punto di riferimento per giovani squattrinati attenti agli acquisti, in cerca di capi senza infamia nè gloria nei quali sentirsi a proprio agio, per creare una solida base su cui lavorare con dettagli e creatività.



Un'altra impresa in cui l'ambiziosa azienda si sta cimentando è il marchio creato in collaborazione con lo stilista Ennio Capasa: EEQUAL, un nome che accosta l'iniziale del creativo leccese alla parola "equal", svelando senza mezzi termini l'obiettivo del brand, cioè creare una moda democratica. Questa volta però, a differenza di altre multinazionali dell'abbigliamento, si tratta di un progetto su sviluppo pluriennale mirato a insediare la linea in alcuni punti vendita del gruppo, proponendo uno stile "essential chic" lontano dai gridolini del fashion system, per vendere al giusto prezzo tessuti e tagli di qualità, destinati a palati raffinati, seppure con mezzi modesti.



Un progetto passato in sordina, forse per incompetenza del settore marketing o forse per sapiente scelta pubblicitaria: nessuna traccia del tam tam mediatico che solo qualche mese fa rendeva più popolare un noto marchio francese attraverso i canali del gruppo H&M, per gettare in pasto al popolo, in un pomeriggio di isteria collettiva, una collezione a tiratura limitatissima.  Non si tratta neppure di un'idea della moda esclusiva, basata sull'ossessiva reiterazione di un logo, icona di uno status symbol, creato per generare ansia e frustrazione nella psiche di acerbe fashion victim.
E' semplicemente una collezione, che potrà piacere o no, ma che ci coglierà comunque di sorpresa durante un tranquillo pomeriggio di shopping. Una collezione che toccheremo, saggeremo, proveremo e, se ci convincerà, acquisteremo, portando a casa un frammento di un più vasto immaginario.



venerdì 4 marzo 2011

IL LACCIO TRANSGENICO

Se allacciarsi le scarpe è per voi un gesto faticoso, vuol dire che avete bisogno di qualche seduta di yoga o pilates; scoprirete allora il gusto delle stringate, che vi permetteranno di poggiare agilmente il piede su un muretto e mostrare la flessuosità della coscia. Se poi volete amplificare la leziosità del gesto, ecco a voi l'oggetto della vanità ingigantito, tagliato a vivo e inglobato nella tomaia della scarpa, morbido e avvolgente, e coprente per le caviglie che è bene rimangano celate alla vista.
RABBIT per Lui (le prime sei) e per Lei
Si chiama Rabbit, è una sneaker e porta la firma di una giovane designer di origine veneziana, Cinzia Araia, che presenterà la sua collezione A/I 2011/12 al Tranoi | Carrousel du Louvre di Parigi dal 4 al 7, e al MICAM di Milano dal 6 al 9 marzo. Ma attenzione a stringere forte le bande: insieme a loro, a crescere in misura esponenziale è il rischio di schiantarsi a terra durante il 
fashion-aperitivo, o che vi si slaccino nella pozzanghera più nera della città, inzaccherandosi e procurandovi antipatici reumatismi.


Dove comprarle? Da LUISAVIAROMA

martedì 1 marzo 2011

RADICAL BLEAH!!! | OSCAR 2011

Il prestigioso premio RADICALBLEAH! è stato assegnato a Jennifer Lawrence, che con il suo abito Calvin Klein ha voluto impersonare una bagnina di Bay Watch, e ci è riuscita perfettamente! Mancava solo un dettaglio che RADICALGHESS si è permessa di aggiungere: la baguette-salvagente in perfetto stile Bay Watch, ora si che sei perfetta!
RADICALGHESS

OSCAR 2011

Anne Hathaway in Giorgio Armani PrivèBellissima, Bellissimo l'abito, Bellisima lei nell'abito, Stupendo il colore, il tessuto etc etc etc..
 Helena Bonham Carter
E' Lei che tutto può, la regina del gothic nel suo genere è perfetta! notate il dettaglio della giarrettiera al polpaccio con la bandiera britannica.

Gwyneth Paltrow in Calvin Kleincosì RADICALYEAH! che ve la riproponiamo!

Gwyneth Paltrow in Michael Kors

Cate Blanchett in GivenchyMa Cate pensa di essere ancora sul set di Elizabeth?
Celine Dion in Giorgio Armani Privé
...eh, si lei interpretava la parte della bobina di lenza,sapete il filo trasparente,quello per pescare...veniva srotolata a poco a poco per restare praticamente nuda a fine serata,splendida performance ma...niente Oscar 

Jennifer Hudson in Atelier Versace
Io non so chi tu sia, ma sei bellissima,questo vestito ti sta un incanto, ti invidio...per tutta una serie di motivi...
Halle Berry in Marchesa
Bellissima anche lei, sembra venga fuori da una nuvola! ma questo abito è così...difficile...che a poche donne può stare così bene...

Melissa Leo in Marc Bouwer
Annulliamo subito l'effetto nausea da troppa bellezza mostrandovi questa roba...che dire...non vi ricorda la bomboniera di porcellana del matrimonio della vostra prozia sposatasi a 47 anni, che sta lì sulla mensola da 15 anni e che vorreste tanto buttare ma non potete?non intravedete la polvere che si è depositata negli anni tra i vuoti del traforo? IO SI!

Natalie Portman in Rodarte
Bellissima, bravissima,premiazione strameritata, ma - potrei passare sulla scelta del color melanzana che personalmente detesto ma che talvolta può star bene - questo abito ti sta veramente male e non ti valorizza!!---dovresti seguire i consigli di RADICALFIZZ!!!

Nicole Kidman in Christian Dior
Ma la statua è quella a destra o a sinistra? Effetto veramente inquietante...ma le scarpe le vedete anche voi?da questa foto sembra una ciabatta ARANCIONE!

Sharon Stone in Dior
Sharon Stone ne: "Il Gallo Cedrone"....brava bravissima!completamente calata nel personaggio!ma due sbuffi,uno in testa e l'altro sulla spalla mi sembrano troppi!

NON PERDETEVI IL PROSSIMO POST : RADICALBLEAH sul RED CARPET!...a più tardi perchè ora sono in RADICALRITARDOOO!
  


                                                                                            
RADICALGHESS

lunedì 28 febbraio 2011

RADICAL BLEAH!!! | PRIMAVERA ANIMALIER

Iniziamo la settimana urlando RADICAL BLEAH!!! A squarciagola! Non vorremmo mai che una nostra lettrice, o lettore, possa pensare, anche lontaanamente che forse lo stra-stra-maculato della Spring Summer Collection 2011 di Blumarine non è poi così male...e che in effetti in estate si  potrerbbe anche osare...
Noi di RADICALFIZZ fughiamo subito ogni dubbio: NO, NON VA BENE!
OSARE Sì!...MA NON COSì!!!
Ci spiace Signora Anna Molinari, ma sei stata RADICAL BOCCIATA! 
(Ma confidiamo in un risboccio per la primavera prossima)

Rosa-Marrone-Marrone scuro...sembra assurdità ma è realtà!
Blumarine Spring Summer Collection 2011



Quale accostamento potrebbe essere peggiore di quello della foto precedente?
Marrone-Marrone scuro e Color Pesca!...se mescoli poi tutto insieme e ci aggiungi delle frange lunghe circa 20 cm 
otterrai il disastro TOTALE!
Blumarine Spring Summer Collection 2011



Beh  qui niente leopardi ma macchie ed accostamenti di colore inopportuni abbondano!
Nonostante ciò rivolgiamo l'attenzione ad un problema ben più grande: i modelli degli abiti lasciano davvero desiderare (proprio per essere gentili)...ma cosa sono? pareo? Con stivali e borsetta da cowboy però potrebbe essere scomodo andare in spiaggia...e con tutte quelle frange si può generare una tempesta di sabbia! 
Blumarine Spring Summer Collection 2011




AIUTOOOOO! SCAPPATE TUTTI

QUESTE

 CI MANGIANO!


                Blumarine Spring Summer Collection 2011

RADICALGHESS